noborders_crew

un testo critico di noborders_crew, Berlino

Inizia sui bordi, dove finisce il mare, il racconto di storie di donne e uomini in transito nel Mediterraneo, un racconto che per una volta assume una prospettiva non tanto documentaristica, quanto umana, intima, più profonda: “sui bordi” non è solo un’indicazione geografica, ma un luogo della mente per riflettere sia a livello personale che collettivo. Disegni animati ripercorrono fatti e testimonianze sottraendoli alla violenta indifferenza collettiva verso una tragedia diventata normale.
“Sui bordi” è un film quasi muto, con poche parole, e questo non ci pare un caso: dietro questa scelta vediamo l’intenzione di riprendersi uno spazio di riflessione, quello spazio mentale per riconsiderare il tema della migrazione in un’ottica diversa, per così dire liberata: liberata dal baccano superficiale e cinico della stampa ufficiale. Innanzitutto per restituire un corpo, una soggettività agli esseri umani protagonisti delle storie narrate. Ma d’altra parte, con l’intellegibile intento di mettere in discussione il modo in cui i media parlano delle migrazioni.

E questo specialmente in un paese, l’Italia, in cui l’informazione mainstream usa la dialettica dell’invasione, dell’emergenza, per trasformare uomini e donne in numeri – le sensazionali “cifre degli sbarchi”, la logica della “massa” – e per ridurre le loro aspirazioni, i loro destini, ad un “problema”, un’incombenza. In un paese in cui l’ossessione emergenziale viene automaticamente – e strategicamente – imposta come unica lettura possibile del fenomeno migrazioni. Diciamo strategicamente perché vediamo questo modo di fare informazione e influenzare l’opinione pubblica come la premessa culturale per una legittimazione delle politiche razziste nazionali e del delirio imperialista della fortezza Europa. In poche parole, “emergenza” come giustificazione mediatica di un progetto politico di dominio e sfruttamento che non è affatto un’emergenza, ma un sistema studiato con meticolosa disumanità.

Per questo abbiamo visto “Sui bordi” come un film politico: perché mettere in discussione il modo in cui i media parlano di un determinato tema, il modo in cui si plasma – o distorce – l’informazione, il modo in cui si inventano o cancellano storie, mettere in discussione tutto questo, senza pretendere di avere la realtà in pugno, è un’operazione con un forte significato politico.

NoBorders Crew
Berlino, 20 febbraio 2014

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